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VINCENZO BALENA E LE FIGURE SOSPESE di Roberto Costella New York, 19 maggio 2005 – 19 giugno 2005
Nella primavera 2005 Vincenzo Balena è invitato negli States. E' ospite a New York nella Quinta Strada di “Crestanello Gran Caffe Italiano” che, nella migliore tradizione europea e italiana dei bar-caffè, si è proposto centro culturale, cioè luogo di incontro, confronto e comunicazione estetica. Alla mostra collettiva The Ritual of Coffee del 2002 era già presente un'opera di Balena, ora impegnato nella realizzazione della personale Figure sospese. Crestanello si associa a Balena nella convinzione che tradizione e innovazione, arte e artigianato, forma e sostanza riescono a coincidere nel miglior made in Italy e sono espressione di una plurisecolare civiltà del gusto, di una cultura del fare e del sapere aperta alle sfide della contemporaneità. La mostra ha ottenuto l’Alto Patrocinio del Consolato Generale d’Italia a New York. Vincenzo Balena è scultore italiano che proviene da una famiglia originaria della Puglia magnogreca; ma egli nasce e opera nel settentrione, a Milano, nella più europea e occidentale delle città italiane. Presente e passato, vicino e lontano coesistono nella dialettica degli opposti di Balena che compone esistenzialismo contemporaneo ed eredità classica, presenze moderne e forme arcaiche, materiali sintetici e reperti atavici, sperimentalismo artistico e tradizione estetica. Come gli scultori della Grecia antica, del medioevo e rinascimento, dell'età moderna e contemporanea, Balena mette l'uomo al centro della sua ricerca: memore di Skopas e Giovanni Pisano, Donatello e Michelangelo, Rodin e Moore, Giacometti e Segal, pone l'antropocentrismo a fondamento di un'arte che unisce estetica ed etica. La forma e la materia delle statue di Balena interpretano la condizione esistenziale dell'umanità occidentale e mostrano la dimensione più profonda dell'individuo, dell'Io. Le figure sono identità riconoscibili, vive e coscienti ma isolate, introverse e quasi alienate da un mondo che sentono distante ed estraneo. Sculture sostanziate di creta e attraversate da fili di rame che, pur alterate e consumate, si qualificano come simulacri umani. Masse discontinue con vuoti incolmabili sono solcate da trame metalliche contorte che si protendono nello spazio; le forme restano precariamente sospese dichiarando nella debolezza strutturale e nell'equilibrio precario, sia la perenne fragilità dell'uomo che la storia drammatica della contemporaneità. Presenze estenuate riflettono sul senso della vita e della morte, sul perenne e inarrestabile succedersi delle stagioni, sui processi di crescita e consumazione delle cose, sulle leggi ineluttabili dell'esistenza. Le sculture di Balena non hanno forma conclusa e consolidata e tuttavia, nella loro drammaticità, esprimono una precisa identità spirituale. Scrive nel 1996 Mario de Micheli: "E' l'uomo separato dalla sua più intima sostanza umana che egli descrive, l'uomo separato da se stesso, l'uomo disumanato, scheggiato o ridotto a brandelli. [.. ] Sono immagini di personaggi ... ora statici e ora presi da un vento che li solleva e li sospinge, ora issati in una sorta di solitudine che li isola ... e ora in preda ad una concitazione, che li rende convulsi. Certamente è un sentimento che giace nelle nostre coscienze quello che in queste immagini affiora dal profondo quale istanza a ritrovare l'unità perduta... ". E' nella nostalgia della materia incontaminata, nel desiderio della forma preservata, nella speranza della identità salvaguardata che si esprime la struggente poesia delle sculture di Balena. Vincenzo Balena è nato a Milano nel 1942 da genitori pugliesi. Formatosi alla Scuole Civiche di Castello Sforzesco, esordisce come disegnatore, e poi si dedica alla scultura dal 1968; nel 1970 è invitato alla XXV mostra collettiva della Permanente; nel 1973 realizza la sua prima personale alla Galleria Montrasio di Monza. Balena ha recentemente esposto a Milano, Firenze, Siracusa, Dusseldorf, Praga, Venezia e nella Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto. Si è meritato l'attenzione critica e l'amicizia di Giovanni Raboni, di Mario de Micheli e di Marco Rosci; è stato presentato Roberto Sanesi, Carlo Pirovano, Rossana Bossaglia; hanno scritto di lui Ermanno Krumm, Lea Vergine, Giorgio Seveso. Tema preferenziale è la figura umana che interpreta espressivamente deformando, frantumando e disarticolando. Le sue immagini plastiche sembrano esprimere le inquietudini esistenziali e le paure sociali dell'uomo occidentale nella stagione tra XX e XXI secolo. Nel 1987 nasce la serie delle Figure sospese, attraversate da fili metallici e in creta policroma, che consolidano a fuoco la materia plasmata; mostrano individui smembrati ed estraniati dal mondo, senza rapporto con il suolo. Nel 1994-95 Balena realizza Figure sradicate rette da telai metallici: si tratta di esseri scarnificati, con volti ridotti a maschera e anatomie delineate da fili superstiti. Dalla metà del decennio forme di dimensioni cresciute riducono la presenza della figura umana, portando l'artista ad un'estetica più interpretativa; gruppi scultorei ricavati da cortecce evidenziano sezioni in rame, stagno e alluminio, integrano parti vitree e cera colata. Dal 2000 le forme si fanno più astratte e simboliche e nel 2001 realizza la Grande arca in memoria dell' 11 settembre. Sta ora lavorando a Pagine e Stele combinando radiatori e circuiti elettronici di scarto, impiegati come se fossero reperti archeologici della società industriale contemporanea.
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